Più proteine e meno carboidrati

Hai mai sentito parlare della dieta chetogenica, il regime alimentare che riduce in modo drastico i carboidrati, aumentando le proteine e i grassi? Seguita soprattutto dagli sportivi o da chi pratica attività fisica a livello agonistico, vediamo insieme cos’è e come funziona.

Le basi della dieta chetogenica

Uno dei principi cardine della dieta chetogenica è quello di mantenere al minimo l’apporto calorico e di promuovere l’assunzione di proteine e grassi. Attraverso l’alimentazione, si induce nell’organismo la formazione di sostanze acide definite corpi chetonici, come il beta-idrossibutirrato, l’acido acetacetico e l’acetone. Quando si assume una quantità molto bassa o nulla di zuccheri, l’organismo utilizza i corpi chetonici come fonte di energia. Si avvia quindi un processo chiamato chetosi, perché porta alla formazione di molecole chiamate corpi chetonici utilizzabili dal cervello.

Il ruolo delle proteine

Quando si segue una dieta chetogenica, è consigliabile mantenere il livello di carboidrati al di sotto di 50 grammi al giorno, anche se esistono varianti che permettono sia di aumentare sia di diminuire l’apporto giornaliero. I pasti e gli snack dovrebbero essere tutti incentrati su questi cibi: uova; carne, preferibilmente rossa e proveniente da bovini al pascolo, come quella di Casa Serra, poiché tende ad avere un apporto lipidico maggiore, oltre ad abbondare in mioglobina, proteina globulare la cui funzione è quella di legare reversibilmente l’ossigeno; latticini; avocado; frutta secca e semi; verdure non amidacee.

Si può fare a meno dei carboidrati?

I carboidrati non vengono considerati nutrienti essenziali al pari di aminoacidi o vitamine. Basata su forti evidenze scientifiche e validata nel 2015 dall’EFSA (European Food Safety Authority), la dieta chetogenica è costituita prevalentemente da proteine e verdure ed è dotata di corretti apporti proteici che la differenziano dalle diete comuni iperproteiche. Più di recente è stata presa in seria considerazione anche in campo neurologico, oltre che per l’epilessia e l’emicrania o per sostenere terapie dirette ad alcune malattie degenerative come SLA, sclerosi multipla, Parkinson e Alzheimer. Infine, in Oncologia può funzionare come supporto a radio e chemioterapia.

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